******NOTA*****
Questo prose poem era stato originariamente concepito per partecipare al concorso letterario " 300 parole per un incubo". La versione iniziale, più corta, è pubblicata sul sito scheletri.com. La "extended veriosn" è pubblicata anche sulla mia pagina inglese. In questa versione ho cambiato un paio di dettagli, più che altro per evitare un'eccessiva ripetizione di alcuni termini.
Questo è un tentativo di affrontare un classico del genere horror sotto una prosepettiva meno scontata, spero di non aver fatto troppi danni.
************
Gli angeli cantano sui pinnacoli della città questa notte.
Metto il mio miglior vestito ed indosso il mio sorriso più brilante,
questa è una notte di caccia, una serata di intenzioni sbagliate.
Per te, non per me...
Sei bello come un santo questa notte,
un gesù dipinto con oro e sangue.
Attraverso le ere, attraverso la storia, non riesco più nemmeno a contare
tutti gli angeli che ho divorato per atraversare i secoli intoccato.
Ti seguo in questo maelstrom fatto di folla e musica,
sorridi dolcemente, godendo questi momenti finali del tuo sogno d'amore.
Questa notte morirai felice e forse è una rara fortuna.
Non conoscerai mai gli sfregi che il tempo lascia al suo passaggio,
il lento decadere della vecchaia.
E' tardi ora, così torniamo alla tua casa,
il luogo dove la diversità che ti porti dentro può trovare rifugio,
il castello della tua infinita solitudine.
Dirti addio fà quasi male, ma è la tua vita o la mia,
nessuno di noi ha chiesto il destino che gli è stato dato in sorte.
Il fato ti ha riservato una scomoda natura, una disturbante maniera d'amare,
non conforme al Dogma e alla Natura.
Una vita di solitudine.
A me ha dato un'oscuro segreto, quello del sangue e delle epoche,
una vita per una vita, per evitare la fine.
Una esistenza di solitudine.
Sei come un dio, come un sogno,
con la tua perfetta maschera d'innoccenza,
e desidereo tenerti con me,
un altro giorno per far finta che possa essere per sempre.
Vorrei che le carte del destino non fossero state mescolate,
in un tempo ormai lontano, da un folle malato d'arroganza.
Vorrei poter essere ciò che tu vuoi io sia,
un uomo di sangue e respiro con cui invecchiare.
Ho pensato di portarti con me attraverso le ere,
per rendere la tua innocenza apparente eterna,
ma come può una maledizione preservare cio che è sacro?
Come può il peccato sembrare
il ritratto delle più pura santità?
L'onnipotente lancia uno sgurdo furente,
su di noi che vaghiamo oltre i confini della sua grazia,
cercando disperatamente una redenzione lontana,
fallendo ogni volta che lo sfidiamo,
ogni folta che diamo natali ad un nuovo dannato.
Specialmente quando teniamo al sicuro
il disvolgeri di un precedente peccato.
Mi chiedi perchè sono così triste.
Vorrei poterti spiegare questa mia anima,
divisa fra l'istinto di porre fine alla solitudine
e la necessità dell'ascensione.
Cerco di trovare le parole...
Ma la verità non lascia nascondigli,
è l'istinto del predatore, la voce del dragone.
L'eternità che è in me si sveglia
ed è tempo di banchetto, festa di sangue.
Estasi di energia e morte, parossismo di crudeltà.
Una, cento, mille, quante volte ho fatto questo per sopravvivere?
E' solo un'altra delle incalcolabili morti.
Una delle tante volte in cui ho ucciso
per soddisfare la mia sete ed estinguere un peccato.
Ma se questo è solo uno dei miei molti, amari, banchetti
perchè sto piangendo?
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venerdì 23 maggio 2008
domenica 18 maggio 2008
Andreas
*********DEDICA***********
Le bisticciate con Buffy sembra che qualche neurone me lo abbiano smosso, infatti mi è venuta l'idea per questo breve prose poem. Per cui, Buffy, questo post è dedicato a te.
E' una primissima bozza per cui è molto probabile che parecchi orrori di battitura mi siano sfuggiti. Sotto con le correzioni!
********************************
Il buio si stempera magnifico nel nascere di un nuovo giorno. Toni di blu, rosso e violetto si mescolano nella grazia nebbiosa del primo mattino. Andreas guarda il cielo ed il cielo guarda se stesso. Il tempo del ricongiungimento è quasi arrivato, sulle rive di un piccolo lago. Un momento atteso e cercato per tempi incalcolabili: la fine di lunghi anni di solitudine.
Era sempre stato diverso Andreas, diverso da tutti. Piccolo folletto che ha perso i colori, un albino.
Il mondo per lui era un'immenso nemico. Il sole, immensa palla gialla d'odio, che gli abbacinava gli occhi e gli bruciava la pelle. Le persone... alte torri di carne sempre pronte a proferire verbo crudele, sassi scagliati contro al mostro.
Lunghi anni perduti nell'oblio, ombra che si nasconde nel silenzio. Sempre allerta, sempre attento per sfuggire agli artigli dell'uomo. Solo una voce, apparsa un giorno dal nulla e dal caso, consolava l'agonia di questo incerto divenire.
-Il futuro ti aspetta fra gli astri Andreas, la verità attende fra le ombre. Non è questo il tuo mondo, ne mai lo sarà-
Sussuri gentili, appena uditi, affetto e consolazione. La promessa di un cosmo diverso e splendente, un mondo dove poter trovare una vita da vivere.
Così Andreas fuggi dalla sua prigione dimenticata, per cercare i sussurri ed i segni di questo nuovo mondo. Attraverso quegli incubi sconfinati di acciaio e fumo che gli uomini chiamano città. Attraverso i campi di grano funestati dal vento. Nei boschi e nei prati, nel volo degli uccelli ha seguito i segnali fino alle rive di questo piccolo lago.
Andreas guarda il cielo riflesso nell'acqua, sorride alle nubi che giocano con le onde. Aspetta l'arrivo di questo suo amico sempre sentito, ma mai visto. I suoi occhi si spalancano colpiti dalla meraviglia. Una piccola luce danza sull'acqua e nel suo moto acquisisce forma e sostanza. Nel suo dolce perigrinare disvela la sagoma di un folletto che ha perso i suoi colori.
-Vieni da me amato mio, torniamo a casa, alla nostra sola e autentica dimora.-
La voce, quella voce! Cosi tanto ascoltata, cosi immensamente amata!
Andreas guarda quelle braccia di luce aperte per accoglierlo ed il sorriso gentile, il primo che mai abbia visto.
Incurante del freddo, insensibile al vento, Andraes cammina leggero. Si perde in quell'abbraccio tanto atteso, in quell'amore mai veramente vissuto, sentendosi vivo per la prima volta. Sentendosi finalmente qualcuno e parte di qualcosa. Andreas è felice.
Allo spuntare del giorno Andreas ha preso i suoi sogni ed è partito verso un nuovo mondo, lasicandosi alle spalle solo il cadavere di un morto affogato.
Le bisticciate con Buffy sembra che qualche neurone me lo abbiano smosso, infatti mi è venuta l'idea per questo breve prose poem. Per cui, Buffy, questo post è dedicato a te.
E' una primissima bozza per cui è molto probabile che parecchi orrori di battitura mi siano sfuggiti. Sotto con le correzioni!
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Il buio si stempera magnifico nel nascere di un nuovo giorno. Toni di blu, rosso e violetto si mescolano nella grazia nebbiosa del primo mattino. Andreas guarda il cielo ed il cielo guarda se stesso. Il tempo del ricongiungimento è quasi arrivato, sulle rive di un piccolo lago. Un momento atteso e cercato per tempi incalcolabili: la fine di lunghi anni di solitudine.
Era sempre stato diverso Andreas, diverso da tutti. Piccolo folletto che ha perso i colori, un albino.
Il mondo per lui era un'immenso nemico. Il sole, immensa palla gialla d'odio, che gli abbacinava gli occhi e gli bruciava la pelle. Le persone... alte torri di carne sempre pronte a proferire verbo crudele, sassi scagliati contro al mostro.
Lunghi anni perduti nell'oblio, ombra che si nasconde nel silenzio. Sempre allerta, sempre attento per sfuggire agli artigli dell'uomo. Solo una voce, apparsa un giorno dal nulla e dal caso, consolava l'agonia di questo incerto divenire.
-Il futuro ti aspetta fra gli astri Andreas, la verità attende fra le ombre. Non è questo il tuo mondo, ne mai lo sarà-
Sussuri gentili, appena uditi, affetto e consolazione. La promessa di un cosmo diverso e splendente, un mondo dove poter trovare una vita da vivere.
Così Andreas fuggi dalla sua prigione dimenticata, per cercare i sussurri ed i segni di questo nuovo mondo. Attraverso quegli incubi sconfinati di acciaio e fumo che gli uomini chiamano città. Attraverso i campi di grano funestati dal vento. Nei boschi e nei prati, nel volo degli uccelli ha seguito i segnali fino alle rive di questo piccolo lago.
Andreas guarda il cielo riflesso nell'acqua, sorride alle nubi che giocano con le onde. Aspetta l'arrivo di questo suo amico sempre sentito, ma mai visto. I suoi occhi si spalancano colpiti dalla meraviglia. Una piccola luce danza sull'acqua e nel suo moto acquisisce forma e sostanza. Nel suo dolce perigrinare disvela la sagoma di un folletto che ha perso i suoi colori.
-Vieni da me amato mio, torniamo a casa, alla nostra sola e autentica dimora.-
La voce, quella voce! Cosi tanto ascoltata, cosi immensamente amata!
Andreas guarda quelle braccia di luce aperte per accoglierlo ed il sorriso gentile, il primo che mai abbia visto.
Incurante del freddo, insensibile al vento, Andraes cammina leggero. Si perde in quell'abbraccio tanto atteso, in quell'amore mai veramente vissuto, sentendosi vivo per la prima volta. Sentendosi finalmente qualcuno e parte di qualcosa. Andreas è felice.
Allo spuntare del giorno Andreas ha preso i suoi sogni ed è partito verso un nuovo mondo, lasicandosi alle spalle solo il cadavere di un morto affogato.
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